Storie di appartamenti

Racconti di cose che sarebbero potute succedere ma che non sono mai successe in appartamenti in affitto

Pechino - ZhongGuanCun Two Bedroom Executive

In cinese “mela” si dice “Píngguǒ”, non so come si dice Biancaneve e spero, in Cina, non conoscano la storia.

Siamo arrivati a Pechino da quattro giorni. Io, Carla, il mio amico Piero e Angela, per la quale scoprireste subito che ho un “debole” e quindi tanto vale dichiararlo ora. Condividiamo un appartamento ed un sogno che non vi raccontero’.

Ho osservato Carla, nei giorni scorsi, è già quasi un’abitudine, salire in piscina portandosi dietro una delle mele che abbiamo trovato come gustoso benvenuto nell’appartamento, e tornare senza. Non mi risulta difficile immaginarne il destino (del resto Carla non ha mai nascosto queste abitudini “salutiste”).

Il Tempio del Cielo è una irrinunciabile meta turistica, e non dista molto da qui. Era il luogo sacro in cui gli imperatori officiavano il culto del Cielo tre volte l’anno. Nel Palazzo dell’Astinenza del Tempio del Cielo, per prepararsi alla cerimonia, trascorrevano tre o quattro giorni, senza mangiare nè carne nè grasso di animale, senza bere nè vino nè grappa, senza avvicinarsi alle donne, senza fare nessuna attività prima della cerimonia ad esclusione di frequenti docce. Ci siamo documentati, come fa ogni buon turista.

L’accenno, davvero inatteso, di Angela alla sua incapacità di rinunciare ai rapporti intimi, scatena il mio piano. Dobbiamo rimanere soli, ho bisogno di capire.

Programmo una visita a Piazza Tiananmen, la piu’ vasta piazza pubblica del mondo, 880 metri per 500 che richiedono un discreto stato di forma fisica per visitarla ed una capacità di gestire l’ansia prodotta dallo stare esposti in spazi aperti, luoghi dai quali, in caso di necessità, sarebbe difficile allontanarsi. Carla non dispone di entrambe le caratteristiche sopra descritte.

Piero mi guarda complice, la sera a cena, quando lo propongo, come qualcuno che crede di aver colto un aspetto inespresso, ma un unico sopracciglio che si inarca leggermente verso l’alto mi racconta la sua perplessità ed il conseguente sforzo di interpretare. Piero ha bisogno di capire.

Carla mi sostiene, il mattino mentre preparo l’itinerario con cura leggendo e rileggendo ad alta voce le dimensioni della piazza, come qualcuno che approva lo sforzo di chi, pur disponendo di una incerta forma fisica, si confronta con le dimensioni dell’impresa che intende affrontare. Il solo angolo della bocca che sale verso l’alto mi racconta la sua perplessità nella mie doti atletiche ed il suo bisogno di capire il mio insospettato proposito.

Angela mi sorprende, qualche secondo dopo, ancora con la mela in mano nella quale l’ho appena iniettato. E’ perfetta, il foro dell’ago è talmente minuscolo che si confonde con le porosità della buccia. E’ grata, come qualcuno che riconosce di meritare le attenzioni che le vengono riservate ma si scusa del disagio che arreca inevitabilmente. Il singolo piede rivolto verso l’esterno che le fa assumere un postura obliqua, nella direzione della porta, mi racconta che sta per andarsene. “Ho capito…” mi sussurra. Afferra la mela ed esce addentandola.

Tra qualche ora starà male, appena il forte purgante farà effetto, che avete capito?

Questa storia, che non è mai successa, sarebbe potuta accadere qui

o in uno dei tanti appartamenti in affitto a Pechino

Virginia e Alfredo - Auckland Latitude 37 Studio apartment

appartamento in affitto auckland

Il prologo di questa storia si trova qui

Mi chiamo Virginia, non è passato un anno ma eccomi qui.

Non sono certa di essere ciò che non ero, come la foglia ed il sasso di Melbourne, ricordate? Non credo di poter evitare bruschi movimenti mentre provo a galleggiare sospesa sull’abisso, come a Phuket, ricordate? Immagino che quel sacchetto di stoffa che cela il regalo del ragazzo di Dubai, ricordate? Non rimarrà chiuso ancora per molto. Non so se la scoperta di essere stata dall’altra parte continuerà ad accompagnarmi lungo i ponti che attraverserò, come ad Istanbul, ricordate? Non ricordo se quella mattina a Budapest ho davvero pedalato lungo il mio lato, ricordate? Non credo di ricordarmi in ogni futura occasione di alzare lo sguardo e guardare in alto, non solo in avanti, come quel pomeriggio a Vienna, ricordate? Non so se mi rivolgerei ancora a est, come quel giorno a Roma, ricordate?

So che sono qui, davanti a questa porta. Busserò, forse Alfredo sarà già arrivato e mi verrà ad aprire. Forse sarò avvolta da un profumo di orchidee, troverò due sedie, magari rosse, pronte ad accogliermi, desiderosa ora, di ascoltare.

Mi chiamo Alfredo, non è passato un anno ma eccomi qui.

Non sono certo di quello che Matt volesse farmi comprendere della vita e di Bondi beach, ricordate a Sydney? Non so se il cane di Jill, in fondo, mi abbia salvato, morendo, ricordate a Washington? Non ho mai imbracciato, in realtà, quel rastrello ed allineato i sassi del giardino, raccolto rami secchi e foglie solo perché è nell’ordine delle cose. Ricordate New York? Non vedo il volto del disegnatore, ma solo e sempre me stesso nella caricatura che mi porto dietro da Parigi, ricordate? Non dimentico che continuo ad illudermi, come a Valencia, ricordate? Sentirmi dire “No” mi fa sempre male e dirmi “devo” mi costa molto, come a Nizza, ricordate? E la pasta con le sarde? e il tram? e Roma

So che sono qui, davanti a questa porta. Busserò, forse Virginia sarà già arrivata e mi verrà ad aprire. Forse sarò affascinato dai riflessi di un piccolo giardino acquatico sul balcone, penserò all’acqua, alle onde in perenne divenire, pronta ad occupare ogni spazio concesso, o alle pietre, immote, in perenne stasi trovando il senso nello spazio che occupano. Desideroso ora di ascoltare.

Poi Auckland ci accoglierà.

Questa storia, che non è mai successa, sarebbe potuta accadere qui

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ALFREDO - North Sydney - One Bedroom + Study

appartamento in affitto a Sydney Australia

Il prologo di questa storia si trova qui

Qui trovi il racconto precedente della storia di Alfredo

ed  intanto Virginia a Melbourne

Non so se Matt intendesse esattamente questo quando, in aereo, mi disse che la vita a Sydney l’avrei potuta trovare alla Bondi beach.

E così l’ho guardato fare surf. Sei al largo, sai che passerà, prima o poi. La vedi, o credi di vederla, guardi gli altri muoversi, hanno scelto e tu sei stanco di aspettare, sarà anche la tua onda. E’ già successo, e tu non lo sai, tutto è già deciso in quel preciso istante, cavalcarla o esserne travolto è già deciso con la tua scelta, e tu non lo sai.

Il take-off è il più faticoso, ma ora hai energia da vendere per sostenere il tuo sogno, e remi con entrambe le braccia con forza fino al momento in cui senti la tavola partire da sola. Altri non hanno raggiunto il picco, qualcuno è in ritardo e l’onda ha già cominciato a chiudere, qualcuno, con una partenza debole, è in anticipo, noi lo vediamo, dalla spiaggia, tu non lo sai.

Alzarsi in piedi, rapido, più è ripida l’onda, richiede esperienza ed equilibrio, spegnere il pensiero e cedere all’azione. Qualcuno viene travolto, noi lo vediamo, dalla spiaggia, tu non lo sai.

Dopo la discesa sei sulla spalla dell’onda, è avvenuto in fretta, ed è necessario che tu esegua un bottom-turn, proprio in quel punto che dovevi aver previsto sulla base della forma dell’onda, per continuare a scivolare con la giusta spinta. Front-side o Back-side è una questione di “propensione al rischio”, di incoscienza, di voglia di risalire sul labbro dell’onda, di affrettare o ritardare l’agonia. E noi lo vediamo, dalla spiaggia, tu non lo sai.

Sei veloce, risali l’onda dopo il turn e raggiungi il lip, di nuovo accovacciato, in equilibrio,  bilanciato, acceleri per un nuovo take-off e nuove manovre in una spirale che si chiude su sé stessa fino ad esaurirsi sulla spiaggia. Dove, con te, vediamo alcuni giunti sino qui, altri giungervi a forza di braccia, e tu ora lo sai.

La voglia di ripartire, di tornare al largo è il risultato del successo, delle gioie provate e di quelle annunciate o promesse, ma anche delle delusioni, del desiderio di rivincita, della serena autocritica. In una spirale che si chiude su sé stessa di risorse ed energie che non si rinnovano. E tu, sulla tua tavola, lo sai.

E’ sera, ho preso del pesce nel locale mercato, con $1 dollaro lo prepariamo, con Matt ed alcuni amici, su una delle piastre a disposizione, I BBQ. Poi tornerò in appartamento con l’autobus, ne passa uno ogni quindici minuti.

Non so se Matt intendesse esattamente questo quando, in aereo, mi disse che la vita a Sydney l’avrei potuta trovare alla Bondi beach.

Questa storia, che non è mai avvenuta, sarebbe potuta succedere qui

o in uno dei tanti appartamenti in affitto a Sydney, Australia

Virginia - Melbourne - Docklands One Bedroom

appartamento in affitto a Melbourne Australia

Il prologo di questa storia si trova qui

Qui trovi il racconto precedente della storia di Virginia

ed intanto Alfredo a Washington

Un sasso e una foglia non sono certo le cose più importanti da vedere a Melbourne, lo so. Il fiume Yarra, sulla cui riva sono seduta ora, per esempio, e dove, dopo il pic-nic è facile abbandonarsi ai propri pensieri lo è sicuramente.

I Laneways, lo sono; i vicoletti nascosti nel centro di Melbourne, preziosissimi ed affascinanti angoli tutti da scoprire, gallerie d’arte, studi di giovani designer, una miriade di caffè, bar e ristoranti, negozi originali di ogni tipo, veri testimoni di quella cultura metropolitana, la più vibrante del continente australiano, si dice.

Tutto, o quasi, quello che inquadri con lo sguardo “ingordo” di riempire la scatola dei ricordi, e che scorre fuori dalla City Circle, la linea del tram gratuita che abbraccia il cuore della città, lo è.

Ma torniamo al sasso e alla foglia. Le acque dello Yarra mi scorrono, lente, davanti. A pochi passi dalla riva un anonimo sasso, appoggiato sul basso fondale, affiora e attrae il mio svogliato sguardo in cerca di un punto fisso cui aggrapparsi in questo inesorabile scorrere. Colgo, non so come, la sua fatica nel rimanere lì, in un immobile equilibrio fatto di costante resistenza ad un dolce flusso circostante. Avverto la sua “pesantezza” e l’impegno che pone in quella eterna missione di rimanere immobile. Una foglia, che naviga la corrente, lo urta, lo aggira, gli danza intorno, si allontana e porta con sé il mio sguardo, ora non più immobile. La seguo, fin quando riesco.

Lo immagino, non è interessante. Scoprire che il Queen Victoria Market è il posto migliore per fare la spesa se hai non più 10 dollari a disposizione, mi è stato più utile invece. O che il mercoledì sera c’è una fiera con cibi da tutto il mondo, assaggi e ceni. Che il Pellegrini’s sulla Bourke Street è ormai una trappola per turisti, ma non ho resistito comunque alla tentazione di un espresso, e di un piatto di spaghetti al pomodoro. I camerieri, del resto, parlano un “perfetto” italiano con perfetto accento australiano.

Ma quel sasso e quella foglia…torno a scrutare la pietra e vedo un piccolo lembo di foglia impigliato in una fessura, cerco di raggiungerla di nuovo con lo sguardo e mi accordo della sua rotta. E’ mutata, ha deviato, l’urto l’ha portata su nuovi percorsi. Foglia e pietra portano con sé il ricordo dello scontro. L’una e l’altra sono ciò che non erano.

Proprio come la cucina australiana. Gli australiani discendono dagli inglesi ma mangiano meglio. I primi a giungere qui, ormai oltre duecento anni fa, sono stati i greci, gli italiani e gli spagnoli ed ora moltissimi asiatici. Tutti hanno messo in valigia la loro cucina nazionale rendendo quella australiana una miscela di tutti questi influssi, soprattutto mediterranei e asiatici.

Tornerò in appartamento, proverò a cucinare, ad esempio la versione thailandese della pizza con sweet chili chicken e zenzero, oppure quella russa con patate, pancetta e panna acida. Sto scherzando naturalmente…e scriverò una mail ad Alfredo raccontandogli di sassi, foglie e…fiumi.

Questa storia, che non è mai avvenuta, sarebbe potuta accadere qui

o in uno dei tanti appartamenti in affitto a Melborne